Il profugo siriano sul gommone: lettera sulle Primavere arabe

In Siria aveva un’abitazione, però il regime lo opprimeva.

In Siria aveva un appezzamento di terreno, dove sorgevano alberi d’olivo e d’arancio, però il regime lo opprimeva.

In Siria i suoi figli studiavano gratuitamente dalle scuole d’infanzia fino agli alti studi universitari, però il regime lo opprimeva.

In Siria recepiva un salario che gli permetteva di avere almeno 5 pietanze quotidianamente, però il regime lo opprimeva.

In Siria, il suo salario gli permetteva di andare almeno quattro volte al mese ad un ristorante, però il regime lo opprimeva.

In Siria si spostava per lungo e per largo sul suolo siriano con mezzi pubblici pagando meno di 4 euro, però il regime lo opprimeva.

In Siria, lo stato garantiva mensilmente le derrate alimentari (zucchero, riso, tè, caffè, pane, ecc.) a tutto il suo nucleo familiare, il tutto ad un prezzo inferiore di 3 euro mensili, però il regime lo opprimeva.

In Siria aveva diritto ad avere oltre mille litri di gasolio gratuitamente per riscaldarsi durante l’inverno, però il regime lo opprimeva.

Poi è arrivata la primavera araba, democratica e liberatrice, che l’ha traghettato su un gommone, dopo aver venduto gli uliveti e gli agrumeti, e dopo aver venduto persino le mutande.

Democraticamente l’ha insultato lo sbirro ottomano alla frontiera in quanto siriano, però il regime lo opprimeva. Liberalmente l’ha trattato a pesci in faccia lo sbirro comunista del compagno greco Tspiras, però il regime lo opprimeva. Oggi, è libero di mendicare in Europa tutto ciò che gli aveva concesso gratuitamente il regime opprimente di Bashar Al Assad.

(di Ouday Ramadan)