Il “mostro” Al-Sisi e l’apologia della primavera araba

 

La terribile morte di Giulio Regeni in quel del Cairo, in Egitto, ha dato adito ai “soliti noti” di sputare fango gratuito sul governo del Generale al-Sisi, imputandolo, senza alcuna prova di fondamento, come colpevole di tale crimine senza se e senza ma. Ma non solo. 

I “soliti noti”, nei thread dei commenti dei maggiori quotidiani italiani, stanno facendo a gara a chi definisce il Generale Al-Sisi con il termine più becero; si passa da “tiranno” a “criminale” a “despota” con una facilità ed una spontaneità a dir poco disarmante. In tutto questo calderone di faziosità fine a sé stessa, dettata da una poca conoscenza geopolitica del Medio Oriente e della sua politica interna, è doveroso spiegare una cosa: il governo di al-Sisi è il meglio che all’Egitto potesse capitare dopo la defenestrazione di Mubarak in seguito alle sommosse di Piazza Tahrir del 25 gennaio 2011.

Oltre al merito di aver ristabilito una visione laica della società improntata sulla libertà di culto e la volontà futura di conciliare l’Islam alla democrazia tramite una serie di riforme in collaborazione con alcuni Imam, ha avuto la capacità di salvare il paese dei faraoni dal pantano medievale delle “belle e colorate” Primavere Arabe, alimentato ad hoc dal governo post Mubarak di Mohamed Morsi – amico dell’islamista Erdogan – e dei suoi accoliti islamisti sunniti della Fratellanza Musulmana, la quale aveva trascinato l’Egitto in una sempre più crescente radicalizzazione coranica. 

Tutto ciò a danno della fetta di popolazione copta (circa il 10% della popolazione egiziana) e soprattutto del settore turistico, principale fonte di introiti per l’economia egiziana sempre più traballante. Tuttavia, per comprendere la fondamentale importanza del Generale al-Sisi in Egitto, è necessario fare alcuni cenni storici sulla Fratellanza Musulmana e il suo ruolo nello scacchiere mediorientale. 

La Fratellanza Musulmana altro non è che un’organizzazione terroristica di stampo islamista sunnita, legata mani e piedi ad Erdogan e all’”opposizione laica e moderata” siriana concentrata nel cosiddetto Free Syrian Army, alleato dei jihadisti salafiti di Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham, interlocutori dell’opposizione rispetto all’esecutivo di Damasco, negli accordi di pace a Ginevra 3 sotto la mediazione ONU di Staffan de Mistura. 

A confermare ciò non sono chiacchiericci, ma fatti storici certificati e conclamati come il “massacro di Hama” del 2 febbraio 1982, in cui circa 40.000 militanti terroristi dei Fratelli Musulmani – desiderosi di traghettare la Siria in un’ottica oscurantista in seguito ad un ipotetico golpe – furono sterminati per vendetta dall’allora Presidente Hafez al-Assad, il quale fu più volte oggetto di attentati dinamitardi alla sua vita nei mesi precedenti, fortunatamente – per la Siria ed il suo popolo – tutti scampati. 

L’attività terroristica della Fratellanza Musulmana, però, non finisce qui. Non si contano, infatti, gli attacchi terroristici contro l’apparato militare dell’esecutivo egiziano e contro il Generale al-Sisi stesso, i quali hanno causato la guerriglia di piazza Rabi’a scatenata dalle forze di sicurezza del regime, che farà morire 2500 terroristi e ne arresterà altrettanti 20.000, con la conseguente messa al bando dei Fratelli Musulmani e la condanna a morte di Mohamed Morsi e dei capi dell’organizzazione. 

In tutto il pantano di questi ultimi giorni condito dalla retorica strappalacrime, è possibile valutare l’ipotesi che Giulio Regeni fosse una pedina di servizi segreti di potenze straniere vicine ad alcuni elementi dell’opposizione, in un disegno più ampio volto a sabotare le relazioni diplomatiche tra Italia ed Egitto, le quali hanno come corollario affari off-shore per lo sfruttamento del petrolio da poco scoperto, e per destabilizzare il governo egiziano.

Vicenda che ricorda, seppur con dinamiche molto differenti, quella di Greta e Vanessa, apparentemente 2 semplici cooperanti, ma in realtà attiviste ed idealiste molto vicine ai guerriglieri ribelli in Siria, come dimostrarono le loro amicizie e i loro contatti su Facebook. 

Dinnanzi a questi idealismi con il feticismo facile ed acuto per le Primavere Arabe e il mito delle democrazie d’esportazione pre-confezionate, ribadiamo ancora di più la nostra ammirazione verso il socialismo panarabo e il laicismo baathista, uniche 2 correnti politiche che, al netto delle chiacchiere, hanno portato avanguardia, stato sociale e welfare in Medio Oriente.

(di Davide Pellegrino)