Tutti a parlare di diritti civili: ma i diritti sociali?

ll pensiero unico influenza davvero tutti. In questi giorni di fervore politico per la votazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili e la stepchild adoption, tra le polemiche al Family Day e gli sproloqui degli attivisti incalliti che cavalcano la stantia retorica del “siamo tutti uguali”, la vulgata dominante si fa sempre più intensa, coinvolgendo anche fazioni politiche che dovrebbero essere più innovative. 

Un esempio può essere quello del Movimento 5 Stelle, che dopo un travagliato excursus tra il “sì alla votazione” e la libertà di coscienza concessa da Grillo, ha ora dichiarato in totale ambiguità che questa posizione “non vuol dire votare no”, come si sente dalle parole dell’Europarlamentare Isabella Adinolfi. 

Il caso 5stelle in merito al ddl scatena delle riflessioni. Sarebbe molto più bello ed utile se invece di accanirsi dietro ai diritti civili, diritti di poche e piccole categorie, ci si adoperasse con la stessa determinazione e tenacia per il ripristino dei diritti sociali: il diritto ad avere un lavoro e quindi alla dignità. Basterebbe anche solo rileggere l’art.1 della stracitata Costituzione, in cui l’Italia viene definita una Repubblica democratica fondata sul lavoro e non su di un “reddito di cittadinanza”.

Il diritto alla sanità, all’istruzione, al risparmio, tutti diritti considerati dalla Costituente del ’48 che piano piano, in silenzio e con ammirabile destrezza vengono aggrediti, ma che in realtà giovano agli stessi omosessuali, che al di là del loro orientamento sessuale sono prima di tutto persone che hanno bisogno come di lavorare, poter usufruire di ospedali e andare a scuola. 

Ma è certamente più facile seguire la moda ormai imperante del no alla brutta e cattiva famiglia tradizionale, nucleo imprescindibile della società, e del sì alle famiglie alternative e dello smantellamento di tutti i valori sociali fondanti. Una logica di pensiero ormai evidentemente dominante nata da una sinistra che dovrebbe farsi carico dei problemi nazionali tutelando i lavoratori (cosa direbbe Marx se potesse parlare) e che invece rincorre i modelli del neoliberismo, facendo così carta straccia di quegli articoli che pretenderebbe di difendere.  

Detto ciò, occorre fare molta attenzione a ciò che viene concesso. I diritti civili sono un contentino, nel frattempo veniamo derubati dei diritti sociali, che vengono fatti passare come privilegi e anticaglia. La sanità? È un privilegio signori, tagliamola! La scuola? Un privilegio anche quella, senza dubbio! Il lavoro? Scherzate spero, siete dei privilegiati anche in quel caso, ovviamente! In cambio vi diamo dei diritti civili pronti e confezionati, soddisfatti? Non dovete preoccuparvi di nulla, due o tre cortei arcobaleno, un paio di striscioni, piedi scalzi, qualche hashtag #svegliaItalia ed il gioco è fatto. 

Il lavoro, i suoi principi e le sue tutele? Roba da vecchi retrogradi e, perché no, anche un po’ fascisti.

(di Caterina Betti)