Euramerica

 

L’Europa dei popoli è più avanzata delle sue classi dirigenti. Storicamente essa condivide un unico destino da migliaia di anni. Geograficamente affonda le sue radici nei miti greci. Culturalmente esiste da decine di secoli. Ma non sembra sentire il peso degli anni. Lo sanno bene le genti che la abitano da tempi antichissimi, custodendone la civiltà.

Politicamente, in senso stretto, essa ha solo 60 anni ma portati malissimo, perché unificata per via burocratica da leadership passive che l’hanno svenduta ad occupanti stranieri in cambio della gestione del potere. Sono questi ultimi estranei che ora la dominano condannando alla sofferenza i suoi cittadini. L’UE è nata in ceppi ed è rimasta schiava fino ai giorni nostri, nonostante il “frasario apotropaico” (per dirla alla Lucio Caracciolo) dei suoi cantori entusiastici che ignorano la realtà o fingono di non vederla.

Come scrive il professor Morris Mottale, della Franklin University: “Gli Stati Uniti hanno voluto creare l’Europa unita e l’euro per estendere e rafforzare i propri interessi sul vecchio continente”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale “l’Europa occidentale, cioè quella parte di continente rimasta fuori dall’orbita sovietica, venne ricostruita attraverso i fondi provenienti dal piano Marshall e le prime forme di mercato unico europeo, cioè la CED e la CECA che furono l’anticamera dell’attuale Ue, si realizzarono in un sistema in cui l’economia europea era fortemente vincolata a quella americana. Gli Stati Uniti non hanno mai nascosto che la creazione di un’Europa unita e da loro controllata fosse la premessa della propria politica estera. Per costruirla hanno utilizzato e utilizzano la NATO. Dal primissimo dopoguerra ad oggi ogni Paese europeo che voleva entrare a far parte del processo di integrazione europea è prima dovuto diventare membro dell’Alleanza Atlantica”.

Inoltre, anche la moneta unica fu pensata dagli Usa in funzione anti-tedesca, dopo la riunificazione del 1990: “[Gli Usa] sfruttarono l’occasione per veicolare l’introduzione dell’Euro per favorire i propri interessi economici. L’Euro venne dunque concepito come un modo per ingabbiare da Germania da parte di francesi, inglesi e anche di Andreotti, che per scongiurare l’ipotesi di un ritorno tedesco si coalizzarono per controllarne insieme l’economia attraverso una moneta comune. Gli americani sfruttarono questo loro sentimento condiviso per rafforzare il mercato unico da essi gestito. Spesso in Europa si parla dei complotti americani. Tutte cose false! Gli Stati Uniti hanno fatto tutto alla luce del sole: dissero apertamente di volere un’Europa unita per incentivare gli scambi commerciali e ottennero ciò che volevano. Ciò è oggi apertamente riconosciuto dalla politica americana, non dalle istituzioni comunitarie”.

Forse, questo dovrebbe in parte spiegare l’ossessione di molti politici europei, filo-americani, contro i tedeschi, accusati di voler ripristinare un Reich finanziario per soggiogare gli altri partner. Non è vero che i teutonici tramano alle spalle degli altri, ma il cane ringhia su ordine del padrone. Berlino non è immune da responsabilità ma i suoi accusatori sono anche più vili e servili.

La situazione nostrana, se quello che afferma Mottale ha un fondo di verità, è davvero pessima, peggiore rispetto alle origini, poiché, anziché tentare di rompere questa gabbia d’acciaio, i vertici europei continuano ad assecondare pedissequamente gli americani nei loro piani di egemonia sul Vecchio Continente. Anche il cosiddetto accordo TTIP, per la costituzione di un’area commercialmente aperta tra Usa ed Ue, serve soltanto, sempre a parere del docente statunitense, ad estendere gli interessi americani in Europa senza concrete contropartite per questa. Tutt’altro, saremo sicuramente danneggiati dall’ennesimo cattivo affare sottoscritto contro i nostri stessi obiettivi economici e sociali.

Infatti, poiché c’è il rischio che l’intesa salti con la scadenza del mandato di Obama, tutti vanno un po’ di fretta per chiuderlo definitivamente, senza ulteriori dibattiti. Come riporta il think tank Global Europe Anticipation Bulletin: “Il commissario europeo Cecilia Malmstroem auspica che il TTIP venga firmato prima che lasci Obama. L’unica spiegazione di tale premura è che tutti sanno che, tenendo conto dell’impopolarità del TTIP nell’opinione pubblica nell’era dello stimatissimo Obama, dopo quest’ultimo l’accordo non avrà più alcun valore. La Clinton non avrà mai un’immagine tanto buona quanto quella di Obama, per non parlare di Trump. I «fanatici del TTIP», che percorrono in lungo e in largo i corridoi di Bruxelles, sanno quindi che questo è l’anno dell’ultima possibilità. Poi potranno tirare le somme sulle centinaia di migliaia di ore e di euro spesi in questo progetto. Allora forse avranno l’ultima opportunità… ma senza crederci troppo fin da ora.

È però alquanto sconcertante affermare che i responsabili della Commissione Europea, i quali si presume debbano servire l’interesse pubblico europeo, sono pronti a forzare un accordo di libero scambio con un Paese di cui evidentemente sanno (poiché anticipano che le opinioni non vorrebbero il benché minimo partenariato con gli Stati Uniti) che rischia di partire con divergenze politiche particolarmente gravi. Anche qui, da questo tipo di informazioni nasce un senso di panico delle nostre élite, le quali tentano in ogni modo di perseguire gli obiettivi di un sistema moribondo a costo di ogni razionalità o pertinenza”.

Infine, c’è sempre la NATO per minacciare e reprimere l’eventuale dissenso in Europa. Il patto militare a baricentro Usa che dovrebbe difenderci dai pericoli esterni, all’occorrenza verrà usato per portare alla ragionevolezza gli eventuali oppositori interni, mostrando il suo vero volto di strumento di soggiogamento dell’Ue. Questa è l’Europa dei nostri sogni? No, questo è un mattatoio nel quale i nostri politicanti ci stanno facendo entrare per pagarsi la permanenza a spese della collettività. Ne usciremo a pezzi mentre l’orchestrina di Bruxelles suonerà macabramente l’Inno alla gioia di Beethoven. Felicemente, verseranno il nostro sangue per il futuro dell’Europa, cioè per il bene della loro casta.

(di Giovanni Petrosillo)