La dittatura politicamente corretta corrode anche il calcio

 

Sarri è un razzista, mi ha dato del frocio e del “finocchio, gente come lui in Inghilterra non allenerebbe più”. 

No, queste parole non sono di uno dei tanti attivisti perfettamente allineati al politicamente corretto dominante, ma dell’allenatore dell’Inter, Roberto Mancini. I fatti sono questi, la partita tra Napoli e Inter sta per terminare, vengono contestate vicende arbitrali e da ambo le parti gli animi si scaldano così partono gli insulti. Il tecnico dei partenopei non ci riflette, e dice le prime cose che gli passano per la mente, così, di istinto, gli esce un “frocio, finocchio”. 

Apriti cielo. Parte il processo al mostro Sarri, ad un tratto passato dall’essere una icona di modestia, maestro di calcio ultralodato all’essere un razzista (da quando i gay sono una razza?), un omofobo, ignorante e bifolco. È la macchina del fango mediatica che si scaglia contro chiunque, anche per un solo attimo, esuli dai paletti posti dall’ideologia dominante che ogni giorno, in ogni occasione, ci insegna cosa dire e come dirlo. 

Il caso Sarri dà la possibilità di aprire una riflessione più ampia. Il nostro è un mondo dominato dalle inibizioni del politicamente corretto, dallo smembramento di ogni istinto umano, abituato sempre a contenersi, a misurare le parole, a stare attenti a non evidenziare differenze per paura di passare per il nuovo Hitler sempre lì, pronto ad invadere la Polonia. 

Il calcio, lo sport popolare per eccellenza, spesso e volentieri non ci sta. La curva, i bar sport, il campo rappresentano l’ultima valvola di sfogo di un mondo grigio e senza identità; rappresentano il senso di appartenenza ad una comunità contrapposto all’individualismo esasperato della società moderna. Il calcio è competizione, tra squadre e tra fazioni, è libertà di insultarsi e di odiarsi per 90 minuti, in un istinto clanico ormai sepolto nella natura dell’uomo addomesticato. 

Ciò ovviamente, genera preoccupazione in chi vorrebbe il mondo degli uguali politically correct che ha iniziato la sua crociata contro il barbaro mondo degli stadi. Partendo dalle critiche alla “discriminazione territoriale”, passando per il “frocio” l’antifona è sempre la stessa. La paranoia del vedere ovunque una forma di razzismo, di omofobia e di violenza anche in un coro o in una parola. 

Si noti come il mister dei partenopei risponda alle accuse con il motto più antico del calcio, quello che chiunque abbia calcato un campo conosce: “In campo può succedere di tutto, ciò che accade in campo rimane in campo”. Anche qui si denota un’altra visione del calcio, quella delle regole non scritte, dell’abbandonarsi all’istintività e alla faziosità durante la partita e a circoscrivere il tutto, a quei minuti, a quel momento così naturale, autentico, quasi a proteggerlo dalle influenze del mondo esterno. 

Sarri contro Mancini rappresenta più di un semplice scontro tra allenatori. È il vecchio contro il nuovo, il popolare contro il borghese, la provincia contro il cosmopolitismo. Beh, se ce lo concedete, noi sappiamo con chi stare. Questo calcio dell’apparenza, fasullo, che ci fa la predica con i suoi sermoni sul rispetto mentre è corrotto fino al midollo a noi fa ribrezzo. 

Questo calcio da salotto televisivo non ci piace. Noi vogliamo il nostro calcio, quello old style, da gradinata, da bar dello sport, genuino, magari irrispettoso e volgare, ma vero, dannatamente vero. Vogliamo i cori di ogni genere, i romanisti contro i laziali, i milanisti contro gli interisti, i napoletani contro i veronesi. Questo è il calcio. 

È il napoletano Cutolo che dopo il gol corre urlando verso Mandorlini che aveva insultato “i terroni”, è Carlo Mazzone che corre a ringhiare sotto la curva dell’Atalanta dopo essere stato coperto di insulti, è Maradona che dice “adesso potete solo succhiarmelo” ai giornalisti che lo criticavano. Vogliamo il calcio che cerca lo scontro sano (sportivo, s’intende) e agisce d’istinto e non di programmazione e teatralità fasulla. 

Tra il magari gretto e ignorante calcio di un tempo e quello moderno, cosmopolita e televisivo, falso e politicamente corretto , noi scegliamo il primo, scegliamo la vita dello spogliatoio contro il grigiore delle telecamere, l’urlo della curva al piagnisteo della sala stampa.

(di Simone De Rosa)