Il ruolo infausto delle primavere arabe e le democrazie di importazione

La geopolitica degli ultimi anni ha visto stravolgimenti in Medio Oriente e nel Maghreb iniziati con le cosiddette “primavere arabe” e finite con la destabilizzazione della Libia in Africa e della Siria in Medio Oriente. 

Nel decennio precedente si erano ampiamente visti i risultati del dopo Saddām Hussein. La Guerra del Golfo si concluse con il Presidente americano Bush che tenne il discorso sulla portaerei Abraham Lincoln e lo slogan posto alle spalle del Presidente: Missione Compiuta (Mission Accomplished). Seguirono anni di “check point” per completare il processo di democratizzazione. Saddam Ḥusayn ʿAbd al-Majīd al-Tikrītī aveva imposto all’Iraq l’ideologia laica, nazionalista e con tendenze socialiste del partito Baʿth sfruttando divisioni etniche, religiose e tribali.

Il nazionalismo e l’invasione del Kuwait segnarono la sua fine. Sorvoliamo sulle ragioni pretestuose delle presunte armi di distruzione di massa e della delibera ONU per legittimare la guerra. Il risultato è noto. La democrazia importata ha fallito generando ulteriori divisioni che lacerano il Paese; si è partiti da un nazionalismo di tipo socialista e si è arrivati ad uno stato teocratico assoluto. Direi lontani dalla democrazia concepita secondo l’occidente.

Le primavere arabe non nascono spontaneamente dal tragico gesto di Mohamed Bouazizi, ma trovano il pretesto da parte dell’Occidente di fomentare rivoluzioni contro i relativi regimi o democrazie ritenute imperfette. Siria, Libia, Tunisia, Yemen, lo stesso Iraq, Giodania, Gibuti, Bahrein e in piccola parte Arabia Saudita, Oman, Sudan e Mauritania sono stati i teatri di manifestazioni dove gli attori sono fondamentalisti musulmani, che si identificavano in gran parte nella Fratellanza Musulmana, mentre regia, produzione e distribuzione sono opera dell’Europa e degli USA. Esattamente come un film.

Questi fenomeni hanno portato alla destabilizzazione di vari governi e dato vita a vecchie rivendicazioni tribali, innescando focolai di guerra civile. La Libia è stata destabilizzata e Mu’ammar Ghedafi ucciso, lasciando il paese in balia di una feroce guerra civile per ridisegnare la Libia stessa. Mu’ammar Ghedafi per 42 anni ha gestito la Libia attraverso una dittatura, ha esercitato una forma di potere ispirata al socialismo arabo, riassunto nel Libro Verde, una sorta di miscellanea ideologica di “regime delle masse”, su basi che percorrono l’Islam, il socialismo ed il capitalismo. L’equilibrio era la base della democrazia. La Libia era lo stato africano più ricco. La democrazia disegnata da un dittatore non era gradita né agli americani, né all’Europa, in particolar modo alla Francia, esclusa dai contratti petroliferi.

Il vento delle Primavere è arrivato anche in Siria e la situazione è ampiamente documentata. Stessa storia: Baššār al-Asad non viene più riconosciuto legittimo Presidente e l’ONU ne chiede le dimissioni. Baššār al-Asad congeda i funzionari ONU e difende la Siria dal nemico armato e fomentato dagli USA, costituito dal fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qa ‘ida e lo Stato Islamico -IS. L’incognita questa volta è rappresentata dalla Russia, che ha sempre appoggiato il governo di Baššār al-Asad, forte anche di locazioni militari in Siria a Latakia.

Sindrome russa da accerchiamento USA? Direi proprio di no. L’immobilismo americano ha generato tutto ciò nella speranza che questa ennesima primavera araba desse gli stessi risultati prodotti in Egitto e Tunisia, ma qualcosa è andato diversamente. Probabilmente la Russia sarà arbitro della nuova Siria ed accompagnerà un nuovo governo senza la guida di Baššār al-Asad. La Russia dopo avere scongiurato l’intervento americano ai primi focolai è dovuta intervenire; tale interventismo non è per imporre una nuova democrazia, ma per mantenere gli equilibri geopolitici fragilissimi nell’area mediorientale. Continui rifornimenti logistici sono all’ordine del giorno per i così detti ribelli – leggasi meglio terroristi – che l’Europa e gli USA chiamano “Ribelli Moderati”

La democrazia si costruisce, non si importa. Sia chiaro questo concetto, che è la base di ogni nazione.

Oggi piangiamo, ci uniamo al cordoglio per tutti i francesi; da esseri umani condanniamo il terrorismo, ma la geopolitica, fatta di affari, complotti destinati a minare la stabilità per interessi, ha generato questo caos. L’Europa non ha né i mezzi, né le capacità per affrontare una simile guerra. Si tratta di una vera e propria guerra e il nemico della democrazia è insito nella stessa. Il volere imporre democrazie aperte all’occidente ha prima armato le rivoluzioni, poi ha affermato ed affrancato la nascita del Califfato e dello Stato Islamico. L’IS è una creatura dell’occidente; è sempre esistito a dire il vero. Il lungo sonno è stato risvegliato dal voler avere la supponenza che possa esistere un solo modello di civiltà.

(di Davide Fioravanti)