Tsipras, Podemos, Unioni Civili: cosa c’è da festeggiare?

Per capire come oramai la sinistra sia in uno stato avanzato di decomposizione basta prendere come esempio la cruciale questione migratoria, vedendo come a sinistra non ci si sprechi in nessuna risposta alla domanda che si pone ogni persona ragionevole, e cioè quale lavoro far svolgere a tutti gli immigrati che arrivano in un contesto di crisi economica come questo, dove la disoccupazione e la cassa integrazione hanno raggiunto livelli insostenibili.

Invece di affrontare questi temi la sinstra non fa che parlare di accoglienza, di “razzismo” e di “antirazzismo”, spostando così il discorso su un piano di carattere etico, che rappresenta una regressione insostenibile rispetto all’analisi strutturale e di classe marxista.

Non sentiamo parlare mai di “competizione fra lavoratori” o “esercito industriale di riserva”, eppure queste categorie marxiane sarebbero utilissime per capire molti fenomeni, Marx infatti aveva capito che quel processo che noi oggi chiamiamo globalizzazione e che lui chiama fraternità universale, era in realtà “lo sfruttamento giunto al suo stadio internazionale”. 

Ma la sinistra odierna è troppo impegnata a scrivere post contro Salvini o a festeggiare Tsipras e le unioni civili della Grecia, scollandosi completamente dalla base storica del suo elettorato, non vedendo che queste politiche di accoglienza indiscriminata provocano solo una deregolamentazione del mercato del lavoro, il proliferare del caporalato nel Sud e una competitività sleale che va ad alimentare una inutile guerra tra poveri. 

La verita è che la sinistra se ne frega dei lavoratori perché non è fatta di lavoratori, ma è fatta di benestanti radical chic, hipster, luminari da circolo ricreativo e poco altro, impantanata tra la retorica del “buon migrante” e del “fascioleghista”, novelli Cappuccetto Rosso e lupo cattivo.

Quello che lascia più perplessi è proprio l’incapacità di vedere oltre, di ragionare sul lungo periodo e di non imparare mai dal passato, l’incapacità di vedere oltre il semplice accogliere chiunque bussi alla nostra porta, indifferentemente dal fatto che sia un migrante economico o un rifugiato politico, differenza di cui molto spesso si è all’oscuro.

Così, di fatto, l’imperativo categorico della sinistra italiana diventa l’accoglienza totalitaria, con la scusa che dobbiamo accogliere perché il multiculturalismo fa bene, quando invece limitare e regolare l’immigrazione dovrebbe essere il compito di qualsiasi forza che voglia rappresentare e portare avanti gli interessi delle classi popolari, le quali del resto chiedono delle regole a gran voce e sempre più insistentemente.

(di Mattia Cappalunga)