L’Occidente ripudi l’alleanza coi sauditi

 

Il regime dei Saud, autentico buco nero dei diritti umani su cui l’Occidente non osa professare parola, sempre più in crisi da un lato per la situazione in Yemen – dove non si è fatto scrupolo a bombardare indiscriminatamente scuole ed ospedali di Medici Senza Frontiere – e dall’altro per la crescente opposizione sciita al wahabbismo (costituita da circa il 20% della popolazione) ha assassinato Baqir Nimr al-Nimr, uno dei più attivi Imam sciiti del paese.

In qualità di Sheykh, Baqir Nimr al-Nimr – persona sempre dedita al dialogo e restia a qualsiasi tipo di violenza – aveva guidato le comunità sciite in seno alla monarchia saudita chiedendo maggiore uguaglianza sociale, libertà di culto, tutela delle minoranze e denunciando la barbarie di uno Stato che la sempre più putrescente ipocrisia occidentale ha innalzato ad organo a tutela dei diritti umani, ma che di umano non ha nulla, come stanno a dimostrare i massacri in Yemen compiuti dall’aviazione aerea, ben coperti e tenuti nascosti da ONU e ONG varie. 

La morte di Baqir Nimr al-Nimr ha scatenato diverse ritorsioni negli ambienti sciiti. Teheran, che ha visto l’ambasciata saudita depredata e incendiata da una folla furiosa in queste ore, ha dichiarato che la dinastia del Salman sarà cancellata dalla storia e che il prezzo che Riad pagherà sarà altissimo. Hezbollah d’altro canto ha invece dichiarato che la condanna a morte di al-Nimr e di altri 47 presunti “terroristi” è stata decisa sotto dettatura americana. 

Dal fronte sunnita – principalmente da Bahrein ed Emirati Arabi Uniti – si sono spese parole di elogio verso le condanne a morte, definendole come una mossa necessaria per “stroncare il terrorismo”. Pure l’Occidente non si spreca, e dall’alto dei palazzi del potere, dai profili Twitter e dalle pagine Facebook partono condanne di facciata verso la petrolmonarchia saudita – se ne contano a migliaia in queste ore – salvo poi, nella realtà, vedere un atteggiamento di tacito consenso perché, in fondo, l’Arabia è utile per continuare la criminale aggressione a Bashar al-Assad in Siria tramite ingenti forniture di armamenti, le quali, puntuali come orologi svizzeri, finiscono nelle mani degli accoliti di questo reame, ossia ISIS, al-Qaeda, estremisti tafkiri e Jabhat al-Nusra. 

Dall’Afghanistan nel 1979, in cui si erogarono finanziamenti ai mujhaideen sunniti in funzione antisovietica alla guerra di aggressione odierna ad uno Stato sovrano come la Siria, in cui si è ripetuta la medesima operazione colorata con i peggio slogan giornalistico-propagandistici, al fine di far passare tagliagole senza scrupoli come “combattenti per la libertà”, l’Occidente si esibisce in rapporti ambigui con una fetta di Islam radicale che fa comodo usare come “spalla violenta” per destabilizzare questa o quella nazione nemica.

Prepariamoci pure – in nome del dio denaro e dell’oro nero – a clamorosi giri di parole e negazionismi sui crimini della petrolmonarchia saudita, tutti ovviamente conditi da continuazioni di embarghi e isolamenti internazionali alla Siria, sanzioni alla Russia e all’Iran e campagne diffamatorie contro Hezbollah, ovvero contro coloro che, più di tutti, combattono contro lo Stato Islamico e i so-called “Nuovi Partigiani”. 

Un mondo sciita con cui l’Occidente dovrebbe immediatamente instaurare delle relazioni di realpolitik scevre da retoriche democratiche a senso unico. Temiamo, purtroppo, che resti pura utopia.

(di Davide Pellegrino)