Primavere arabe, Obama ride e il popolo piange

 

Quando nel 2008 Barack Obama vinse le elezioni presidenziali, promettendo una rivoluzione basata sulla green economy, sulla pace e sul multiculturalismo, la sinistra radical chic, in perenne crisi di idee e progetti nonché bisognosa di idoli in cui credere, accolse l’evento in maniera molto euforica. 

Quando poi, sul finire del 2010 arrivarono le “Primavere Arabe” in Nord Africa e Medio Oriente ci fu addirittura un vero e proprio tripudio, e tutta la sinistra al caviale si trovò a stappare bottiglie pregiate agli apericena, con la presuntuosa convinzione che nel Mediterraneo, in quelle che venivano definite “atroci dittature” finalmente si sarebbe lasciato spazio a governi più democratici, pregustandosi già un mondo tutto peace & love, cosmopolita e politicamente corretto. 

Naturalmente, come tutti sappiamo, le primavere arabe ebbero ben altri risvolti, e in tal senso furono profetiche le parole di Gheddafi: ” Se ci minacciate, se ci destabilizzarete, ci sarà confusione. Questo è ciò che accadrà. Avrete l’immigrazione, migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia.” 

In Libia oggi ci sono miliziani che hanno dato vita a una vera e propria tratta di esseri umani, con l’esercito dello Stato Islamico che si trova a pochi chilometri dalle nostre coste, in quella nazione che fu retta per oltre 40 anni da Mu’ammar Gheddafi, ucciso il 20 ottobre 2011 anche grazie alle bombe della Nato. 

Tutta questa situazione ha una matrice ben precisa, ovvero la scellerata politica estera dell’inadeguato Obama, osannato alla sua elezione da tutti i benpensanti arcobalenati e sostenuto da un’Europa sempre più servile e schiava degli interessi dei paesi dominanti. 

Oggi, a cinque anni dall’inizio delle primavere arabe, e dopo che la realta’ ci e’ letteralmente esplosa in faccia, ci rimane un ‘unica imprescindibile certezza: i metodi di Gheddafi in Libia, di Assad in Siria, e a suo tempo di Saddam in Iraq, erano e sono tutt’oggi gli unici capaci di garantire una reale governabilità e un Mediterraneo pacificato, nel solco del Socialismo Arabo e del Baathismo.

(di Mattia Cappalunga)