Il voto alle donne in Arabia Saudita e i patetici sermoni della stampa occidentale

Per la prima volta nella sua storia monarchica, il 13 dicembre scorso le donne saudite hanno potuto partecipare, sia in qualità di elettrici che in qualità, addirittura, di candidate, alle elezioni comunali. 

Fin da subito, i salottieri nostrani e la stampa occidentale, quella che si autoproclama “libera”, hanno steso altisonanti ed alquanto patetici sermoni di elogio; “un grande passo verso la democrazia! L’Islam più radicale si accorge che all’interno dello stato sociale anche le donne hanno la loro utilità!”, e che importa se nella vita quotidiana sia persino vietato loro guidare una macchina per le vie di Riad, La Mecca o Medina, sia vietato spostarsi al di fuori dei confini del regno e, addirittura, avere un lavoro retribuito che le emancipi, giusto un po’, dalla potestà assoluta e totalitaria del marito. 

E che importa se, nonostante questo passo “democratico” a dir poco insignificante – poiché le funzioni politiche coperte da figure femminili hanno scarsissimo peso – l’Arabia Saudita continui ad essere la negazione più assoluta di ogni qualsivoglia basilare diritto umano ed un regime ultratotalitario retto da pseudo monarchi, che non si fanno il minimo scrupolo a bombardare a tappeto scuole ed ospedali in Yemen. 

Bombardamenti che, a confronto, Dresda nel febbraio 1945 o il quartiere San Lorenzo a Roma il 19 luglio 1943 sono dei parchi divertimenti. Una ridicola rivalutazione della scabrosa monarchia da parte dei media occidentali che ha sapientemente tolto spazio a quanto successo pochi giorni fa ad Homs, in Siria, dove la popolazione ha festeggiato la liberazione dai terroristi dell’ISIS, accogliendo con una ovazione ed un tripudio quasi fuori dal comune i soldati del Syrian Arab Army, sotto le strette dipendenze di Bashar al-Assad, il nemico numero uno da 4 anni di questi giornali, ma che a confronto della monarchia assoluta saudita è un democratico di prim’ordine e un attivista dei diritti umani. 

A fronte del peso scarsissimo dato a questa importante notizia, così come all’attentato vendicativo post liberazione che ha causato la morte di una sessantina di persone, si può dire che è chiaro il segnale di isteria a fronte di una resistenza orgogliosa di un popolo che non si è fatto piegare in alcun modo da coloro i quali erano dipinti dalla stampa come “Ribelli Moderati”, se non come valorosi Partigiani. 

Ed ora avanti, tra un sermone all’Arabia Saudita ed uno ai Nuovi Partigiani, cacciateci dentro anche l’attacco gratuito al governo di Damasco. Purtroppo per voi – e per fortuna nostra, direi – non vi crederà più nessuno.

(di Davide Pellegrino)