L’insignificante moralismo sull’ “onestà”

E’ vero, dopo gli scandali che hanno coinvolto la sua famiglia, con la truffa a decine di piccoli risparmiatori, il ministro Boschi dovrebbe avere il buon gusto di farsi da parte. In questa vicenda però è emerso, ancora una volta, quel moralismo fattoquotidianesco e manettaro sulla corruzione in politica proprio di una pletora particolare fra cui spiccano Travaglio, Saviano, Gad Lerner, e Gomez.

Personaggi che hanno trascorso anni a sproloquiare sui guai giudiziari di Berlusconi e invocano a ogni piè sospinto la tristemente nota “questione morale” di berlingueriana memoria. Costoro non perdono occasione di celebrare il glorioso periodo di “Mani Pulite” e ricordano sempre con gaudio il lancio di monetine di cui fu fatto oggetto Craxi, forse l’ultimo vero statista italiano. 

Con questi troviamo buona parte del mondo della satira, i cui cliché sono ormai talmente ripetitivi da risultare ben poco divertenti. E’ un moralismo a cui l’opinione pubblica si abbevera di continuo, visto che i giornali riescono sempre ad attirare i lettori con notizie fantasmagoriche sulla presunta “casta”, Come se lo Stato andasse in rovina per la laurea in Albania del Trota, le mutande verdi di Cota, lo yacht di Formigoni, la casa di Scajola, il basso costo delle pastasciutte a Montecitorio, le auto blu o il vitalizio di qualche onorevole. 

Vicende assolutamente risibili di fronte a certi sperperi milionari di denaro pubblico, ma che solleticano certamente l’italiano medio e sono un ottimo strumento di campagna elettorale. Se questa “forma mentis” è maggiormente presente nella sinistra radical-chic cresciuta con “l’Espresso” e i programmi di Santoro, anche a Destra non si scherza se c’è di mezzo un avversario politico: Marino si è dovuto dimettere più per la storia della Panda e delle cene pagate da ignoti, che per i suoi numerosi fallimenti amministrativi. 

Peraltro vale sempre la legge secondo cui se a essere nell’occhio del ciclone è un avversario allora “in galera subito”, se invece è uno dei propri “siamo sereni e confidiamo nel lavoro della Magistratura”: Il movimento di Beppe Grillo ha costruito il suo successo sulla retorica dell’ “onestà” e sull’abbassamento degli stipendi dei parlamentari: un atteggiamento che Vittorio Sgarbi bollerebbe sicuramente come “fare le belle fighe con il culo degli altri”. 

Forse bisognerebbe occuparsi di problemi più seri, e forse per creare anche un clima culturale ostile alla corruzione servirebbe più realismo, più buonsenso, meno giornalismo scandalistico e meno parlamentari che si atteggiano a frati trappisti.

(di Daniele Velix)