L’ISIS come sistema aziendale

 

A distanza di pochi giorni dalla strage di Parigi, in maniera cinica e con una componente emotiva in fase decrescente, è possibile ragionare in maniera distaccata per interpretare l’accaduto. Per la seconda volta nel corso del 2015 la storia europea viene scritta col sangue delle vittime, tuttavia, molte cose sono cambiate tra il primo e il secondo attacco.

L’attentato alla sede della rivista Charlie Hebdo può essere considerato come il primo passo in Europa dello Stato Islamico e, per diversi mesi, abbiamo assistito all’affermazione di un Isis “forte”, capace di organizzarsi sul piano militare in Medio-Oriente. La specializzazione operativa mostra che l’organizzazione è ramificata in due settori strettamente collegati fra loro: il ramo militare e l’apparato terroristico. Utilizzando un ottica aziendalista è possibile notare come la multinazionale “ISIS S.P.A.”, cresciuta e maturata in Medio-Oriente con ottimi risultati, abbia deciso successivamente di internazionalizzarsi, mutando la propria natura militare, per esportare i propri prodotti in altri paesi. 

L’attentato di Charlie Hebdo può essere visto come la conseguenza dell’ottimo stato di salute dello Stato Islamico di quel periodo. Ciò che v’è di più terribile purtroppo è che l’Isis non solo esporta i suoi agenti dal territorio sotto il controllo del Daesh all’estero; bensì plagia e conquista delle persone, dei disadattati tra gli “europei” tramite la propaganda e l’azione degli Imam fondamentalisti infiltrati in Europa. L’intervento russo in Siria sta mettendo a dura prova la sopravvivenza del reparto militare dello Stato Islamico, provocando nella “casa-madre” la necessità di compiere un’azione energica per mantenere il proprio prestigio. 

La sopravvenuta impossibilità di ottenere dei successi immediati sul terreno siriano, suggerisce il perseguimento dell’obbiettivo attraverso la “filiale terroristica” europea. L’attentato a Parigi può essere considerato un’astuta mossa per mascherare gli insuccessi registrati in medio-oriente in seguito all’’alleanza russo-siriana. In sostanza questo secondo attentato, seppur di più larga scala rispetto al primo, è accompagnato da un Isis militare “debole”. 

Al giorno d’oggi l’Isis rimane una creatura vivente ed una minaccia costante su entrambi i fronti. Nonostante il collegamento diretto tra le due ramificazioni, non appare scontato che il definitivo fallimento dello Stato Islamico sul piano militare, possa essere accompagnato dalla scomparsa dell’apparato terroristico. Il nemico unico è in realtà caratterizzato da una doppia anima che, come un idra, non c’è modo di sconfiggere se non eliminando ogni sua biforcazione.

(di Fabio Sapettini, da Giano Bifronte)