Il femminismo a targhe alterne

Erdogan, l’amicone dell’Occidente, ha dichiarato che “non si possono mettere gli uomini e le donne sullo stesso piano. È contro la natura, perché la loro natura è differente“.

Lasciando perdere lo strafalcione filosofico sotteso al suo delirante ragionamento, dato che avere una natura differente non significa essere antropologicamente inferiori, sarebbe interessante capire come mai le femministe che criticano Putin e altri nemici dell’Occidente non fanno mai sentire la loro voce quando, a sparare idiozie misogine (nemmeno le prime, a dir il vero) è Erdogan, che pensa di essere il Verbo incarnato sceso in terra.

Con la sua scellerata politica estera, Erdogan si è messo in un pericoloso crinale nei confronti della Federazione Russa, rischiando ora di essere puntualmente asfaltato dal premier Putin. In attesa di quel giorno è d’uopo ringraziare le femministe, perché con il loro doppiopesismo, tipico di chi ha una visione del mondo manichea, contribuiscono a tenere in piedi questo assurdo teatrino per cui i Paesi che discriminano le donne (Qatar, Turchia, Arabia Saudita ecc.), ma sono fedeli alleati dell’Occidente vanno bene, mentre i Paesi che nelle loro legislazioni ne riconoscono la parità ma non sono amici dell’Occidente (Siria, Russia ecc.), sono nemici della Democrazia, della Libertà nonché #sessisti. Essere filoturchi da oggi è d’obbligo per chi sparge la panzana che Putin in patria discrimina gli attivisti LGBT. Bisogna essere filo-turchi anche quando Erdogan dice che discriminare le donne fa parte del diritto naturale. Lo impone la “coerenza” occidentale, o meglio la scarsità d neuroni.

E’ bello essere femministe ante litteram: si può tranquillamente praticare il windsurf cavalcando l’onda modaiola dell’antiputinismo senza paura di passare per ridicoli. Ridicole ed imbarazzanti, ecco come risultano le femministe con la kefiah intorno al collo e il santino di Che Guevara sul comodino.

(di Federica Francesconi)