In ricordo del colonnello Gheddafi

Il 20 ottobre di quattro anni fa veniva barbaramente ucciso a Sirte il Colonnello Gheddafi. Non voglio qui elencare i meriti o i demeriti del suo regime perché ci vorrebbe più di qualche riga per enumerarli. Mi limito a fare notare come sotto il suo governo in Libia l’aspettativa di vita si aggirava intorno ai 75 anni di età un vero record considerando che in alcuni paesi del continente africano la media ruota intorno ai 40. 

Quando il Rais prese il potere, il livello di analfabetismo in Libia era del 94%, mentre oggi oltre il 76% dei libici sono alfabetizzati e sono parecchi i giovani che frequentano università straniere. Non c’è nemmeno da fare un paragone fra ciò che era la Jamāhīriyya di Gheddafi e quello che è la Libia oggi, ovvero un paese senza uno stato in mano a due governi (o forse tre ho perso il conto) nessuno dei quali che abbia un vero e proprio controllo del territorio. 

Insomma, anche Tripoli ha avuto il suo 25 aprile e i «nuovi partigiani» degni nipoti dei loro nonni l’hanno subito applaudito. Tornando a Gheddafi si può solo dire che un vero uomo dimostra di essere tale solo alla fine della sua vita. Sarebbe potuto scappare in qualsiasi paese africano a cui aveva elargito immense somme di denaro o nella vicina Algeria finendo i suoi giorni da pascià. Invece ha preferito – da vero mujāhid – rimanere nella terra di suo padre e dei suoi avi e morire armi in pugno nonostante sapesse che tutto era perduto. 

Che Allah ti abbia in gloria Colonnello perché, come dice un antico proverbio arabo, “sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto, ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani” e tu hai dimostrato di essere un vero leone.

(di Gabriele Repaci)