L’Italia cresce, gli italiani scappano: qualcosa non torna

Qualcosa non torna. Matteo Renzi dichiara che l’Italia “sta stupendo il mondo”, grazie alle sue riforme; la crescita sembrerebbe alle stelle, il Paese starebbe uscendo lentamente dalla crisi, dalla palude in cui è precipitato dal 2008.

La notizia sarebbe fantastica, se non fosse in netta controtendenza con un dato emerso in tutti i quotidiani e telegiornali di mercoledì 7 ottobre: l’emigrazione italiana sta toccando vette mai viste, e di conseguenza il Paese si sta spopolando. Riflettendo, le due cose non sono conciliabili: se il Paese sta tornando a crescere, nessuno dovrebbe scappare via dalla povertà, o dalla mancanza di prospettive. Invece, il Rapporto Migrantes parla chiaro: gli italiani sono in fuga dalla crisi, cercano sempre più lavoro lontano dall’Italia. Se prendiamo come campione la città di Padova, ex ricco nord – est locomotiva d’Italia, nell’ultimo anno i nuovi iscritti all’AIRE (l’anagrafe degli italiani all’estero) sono 2310, con una media di 192 persone al mese. Il Veneto registra 43.131 persone. E si intende sempre quelle registrate, perché, le “non”, sono ben 351.4122.

Tra l’altro, vi sono varie sfaccettature di emigrazione: dai giovani senza futuro (20 – 35enni), ai pensionati, i quali con la loro misera pensione non riescono ad arrivare a fine mese, e lasciano il Paese per andare a vivere in Tunisia o altre località ove addirittura riescono a risparmiare parte del loro avere. Ad andarsene quindi abbiamo: celibi, coniugati, vedovi, divorziati, tutti attratti da mete che al momento riescono ad offrire più dell’Italia “di propaganda” renziana. Sempre prendendo in esame una realtà come il Veneto, gli antichi legami migratori vedono Brasile e Argentina come località di approdo preferiti.

D’altronde, molti veneti hanno diversi parenti ancora oggi nei Paesi dell’America latina, e possono contare almeno in qualche appoggio logistico, se non su quell’antica rete di “mutuo soccorso” in voga nelle famiglie durante l’emigrazione dei secoli scorsi. Poi annoveriamo: Svizzera, Francia, Germania, Regno Uniti, Belgio, Stati Uniti, Austria. Tutte queste nazioni in questo momento offrirebbero più del Belpaese, sebbene il Governo indichi l’esatto contrario. Un’altra emergenza, tra l’altro mai contrastata da nessun Governo succedutosi negli anni, è la fuga di cervelli. E se prima si trattava solamente di ricercatori con alto profilo di specializzazione, ora si parla anche di laureati, non sempre con dottorati in tedesco, ma desiderosi di mostrare il frutto dei loro studi in un Paese che consenta loro l’autorealizzazione.

Perché scegliere la via della propaganda, se la realtà è triste, i centri storici si stanno spopolando (sia di attività produttive che di persone), le aziende continuano a chiudere? Il Rapporto Migrantes parla chiaro: gli italiani stanno scappando, lasciando magari il posto ad altri che lavoreranno a prezzi di gran lunga inferiori, distruggendo un tessuto sociale e di relazioni umane che dura da secoli. Perché è giusto ricordare che emigrare, è una tragedia per coloro che scappano da guerre e carestie, ma anche per quelli che debbono lasciare tutto ciò che aveva costituito la loro cultura e le loro esperienze fino a quel momento.

Una grande cosa potrebbe cercare di attuare il Governo Renzi: riportare una parte dei nostri emigrati all’estero in Patria. Quelli che ancora credono nelle opportunità offerte dal nostro Paese, e che lo hanno lasciato piangendo perché esse non avevano alcuna garanzia di realizzazione. Quello, potrebbe essere un gran merito.

( di Valentino Quintana, da L’Opinione Pubblica)